Val di Lima #4 – Montale e Balzo della Colonnetta

Salita per il versante più difficile del rilievo più occidentale della Val di Lima (Balzo della Colonnetta) preceduta da quella del M. Montale, penetrando in un ambiente poco battuto e di non facile orientamento, ricco di insoliti punti di interesse.

Mancavano solo Il M. Montale e il Balzo della Colonnetta, per completare a occidente le principali vette in destra orografica della Val di Lima. Per la descrizione generale di queste montagne calcaree, si rimanda alla serie degli articoli già pubblicati (Balzonero, M. Limano, M. Cimo, Balzo Rosso e Schiena d’Asino). Il M. Montale si eleva molto vicino al corso della Lima, mentre più distante, il Balzo della Colonnetta è posto ad est della Schiena d’Asino e a sud-est del Balzo Rosso, separato da essi dal Rio Diacciarelli; a nord chiude la dorsale appenninica con le sue rocce di arenaria. Questo percorso porta su vette panoramiche che viste da lontano sembrano inaccessibili e in luoghi con punti di interesse insoliti, come la grotta del Dordoio e le miniere. Il tratto che si conclude con la salita sul Balzo della Colonnetta per la Lezza Menne, mette alla prova, prima le capacità di orientamento, e poi quelle fisiche. E’ indispensabile utilizzare la guida “Le dolomiti della Val di Lima” (2018, E. Mastripieri) e la relativa carta (meglio se in versione digitale), nonchè la traccia GPS del percorso che è scaricabile in fondo all’articolo. E’ un itinerario consigliabile per chi ama un escursionismo di avventura. Si può salire sul Balzo della Colonnetta anche in modo più semplice da est, passando da Tanabetti evitando il Lezza Menne (che non è per tutti), ma in questo caso si è costretti a fare lo stesso percorso sia all’andata che al ritorno.

Montale-Memoriante-Penna-Lucchio

M. Montale e dietro Memoriante e Penna di lucchio dal Balzo della Colonnetta

Poco prima di Tana a Termini sulla S.S.12 venendo da Popiglio, si prende a destra una strada sterrata in salita; si possono guadagnare 800m parcheggiando l’auto presso “Renicci” (4-5 posti). Superando poi una catena, per la stessa strada, si arriva alla sella di Renicci (tratto identificato come “B26” nella guida citata), da qui a sinistra una pista si avvicina al M. Montale (767m) ma gli ultimi 200m per arrivare alla vetta sono senza traccia (“B45”).  Si torna poi indietro alla sella da dove un’altra pista scende seguendo un tratto che coincide con il “Cammino di S. Bartolomeo (“B21”). Prima di guadare il Rio Certobuono, bisogna lasciare la pista e andare a destra inoltrandosi nel bosco; questo punto è molto difficile da individuare perchè non ci sono tracce.  Raggiunta, dopo una salita ripida, la grotta del Dordoio, su una traccia ora visibile che va di traverso, si prosegue per portarsi sotto al versante tra le due cime del Balzo della Colonnetta detto Lezza Menne (“B44”). La salita (senza alcuna traccia) è delicata perchè molto ripida e non completamente rocciosa; molti sassi sono appoggiati e quindi bisogna fare molta attenzione a non smuoverli (“B50”). Poco sotto la sella tra le due cime, di sono due  miniere. Dalla sella (865m) si può può raggiungere la cima nord del Balzo della Colonnetta (939m) e la sud (931m). Da essa il sentiero percorre con un lungo giro la testata della valle che è molto selvaggia, per giungere alle case abbandonate di Tanabetti (“B43” e “B20”). Seguendo una pista in discesa si raggiunge la sella di Renicci e poi si torna al punto di partenza per lo stesso percorso dell’andata.

Balzonero

Il Balzonero dalla Lezza Menne

La Gita
Facendo con cautela un tratto della sterrata che sale da Tana a Termini, parcheggiamo le auto in uno slargo presso Renicci : un’auto con assetto più basso viene invece lasciata lungo la statale. La giornata è assolata ma non troppo calda. Sono con 7 amici, alcuni dei quali hanno fatto con me diverse vette di questa zona. Raggiunta agevolmente la sella di Renicci 677m, 30′ sempre per pista ci portiamo sotto il M. Montale (767m) e poi  fuori traccia sulla sua cima 20′ (50′). A dispetto della quota contenuta della vetta che però è isolata, il panorama abbraccia un’ampia zona: si vedono infatti il Balzonero, il Balzo Rosso e il Balzo della Colonnetta dove siamo diretti.

Torniamo alla sella di Renicci 20′ (1h10′) e scendiamo verso nord sempre per pista. Continuando a seguire i segni del “Cammino di S. Bartolomeo”  oltrepassiamo per sbaglio sia il Rio Certobuono, sia il Rio Diacciarelli (il bivio invece è prima di essi). Torniamo indietro e nel guardarci intorno per capire dove dobbiamo andare, scopriamo un cippo di confine del Granducato di Toscana con scritto “TA 1797”. Siamo sul confine attuale tra la provincia di Pistoia e quella di Lucca, al tempo però la Repubblica di Lucca era indipendente dal Granducato di Toscana per cui questo era confine di Stato.

Non ci sono tracce, quindi ci inoltriamo nel bosco verso nord. Arriviamo nell’alveo secco del Rio Certobuono e qui abbiamo ancora più difficoltà a decidere in che direzione andare; ci vuole l’intuito e l’esperienza di Vittorio per trovare l’esile traccia che con una impennata sulla sinistra e poi un traverso, ci porta alla grotta del Dordoio. Entriamo nella grotta che ci entusiasma perchè contiene una fragorosa cascata che forma un ruscello.

Dopo di essa la traccia è un pò più evidente e, con un traverso, ci porta sotto la colata detritica alla base della Lezza Menne (il versante ovest del Balzo della Colonnetta). La salita è molto ripida e faticosa. Ogni tanto bisogna appoggiare le mani per mantenere l’equilibrio. Cerchiamo punti diversi per salire ma poi ci riuniamo perchè la cosa più importante è non far partire sassi, molti dei quali sono appoggiati. La pendice infatti non è tutta rocciosa, ma alterna tratti erbosi. Giunti ormai quasi alla sella la comparsa di un muretto annuncia l’ingresso di una delle miniere. Sembra impossibile che possano esserci in un posto così remoto e scomodo. Entro a dare un’occhiata e mi imbatto quasi subito in un pipistrello; vicino all’apertura il terreno è pieno di ossa di animale. Le miniere sono due ma l’altra non l’abbiamo vista. Risaliamo infine l’ultimo tratto infido che ci porta alla sella (856m) tra le due cime, 1h30′ (2h40′). Saliamo, prima sulla cima nord del Balzo della Colonnetta (939m) e poi sulla sud (931m) forse più bella, godendo dei bei panorami sui rilievi (tra cui il M. Montale) e sulle valli circostanti, 30′ (3h10′). Da qui l’inclinatissimo versante della Lezza Menne appena percorso  ci fa una certa impressione; per fortuna l’abbiamo salito mentre si era un pò rannuvolato. Torniamo alla sella dove pranziamo godendoci l’ombra degli alberi.

Ormai la parte impegnativa è alle nostre spalle; prendiamo il sentiero che, dopo una breve discesa, traversando, percorre la testata boscosa della valle da tempo abbandonata che proprio per questo ha un suo fascino. Incontriamo infatti degli enormi Carpini, che sono piante che crescono lentamente da adulte. Arriviamo a Tanabetti, alcune case ridotte in ruderi, ormai inghiottiti dalla vegetazione 35′ (3h45′). Raggiungiamo poi agevolmente, seguendo una pista in discesa, la sella di Renicci 30′ (5h15′) e proseguiamo fino alle auto a Renicci, 20′ (tot. 5h35′).

INFORMAZIONI
Partenza:    Tana Termini, loc. Renicci (PT)
Data:           2/06/2020
Dislivello:    780m
Tempo:        Salita 2h40′, Totale 5h35′
Difficoltà:     EE
Cartografia: “Carta escursionistica Le Dolomiti della Val di Lima” (2018) 1:25.000. ed. D.R.E.Am Italia, Pratovecchio; disponAffiliate Buttonibile anche in versione Digitale (iOS e Android ) Le Dolomiti della val di Lima
Guida: E. Maestripieri (2018), “Le Dolomiti della Val di Lima” ed. Medicea Firenze

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.