Groppi di Camporaghena e Succiso: due giorni in uno dei tratti più spettacolari dell’Appennino Settentrionale


Due giorni su uno dei crinali più panoramici e intriganti dell’Appennino Settentrionale, salendo uno dei suoi rari “2000” (Alpe di Succiso), attraversando anche ambienti modellati dall’ultima glaciazione.

Il settore della catena appenninica che va dal Passo del Cerreto al Passo del Lagastrello corrisponde in gran parte al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna, mentre in quest’ultima è completamente compresa l’Alpe di Succiso che è la vetta più elevata (2017m) e che dà il nome al Gruppo di questi monti.
Dalla parte toscana il versante, molto ripido e imponente, precipita in Lunigiana nelle valli del Taverone e del Rosaro (MS) mentre sui versanti emiliani nelle valli dell’Enza e del Secchia (in provincia di Reggio-Emilia). L’area ha una rilevante importanza da un punto di vista ambientale: la lontananza da centri abitati e la difficoltà di accesso ne hanno favorito infatti la conservazione. Essa è tutelata dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano istituito nel 2001.

Il primo motivo di interesse di questo itinerario è il crinale compreso che tra il Passo dell’Ospedalaccio e il M. Acuto, (M. Alto, Groppi di Camporaghena e Punta Buffanaro): molto panoramico e scenografico perché piuttosto affilato e quindi insolito per l’Appennino, con tratti ripidi e un pò esposti, alcuni dei quali sono stati attrezzati con funi metalliche. Per percorrerli è consigliabile avere il kit da ferrata.

Questo giro di due giorni consente inoltre di utilizzare l’appoggio di uno dei pochi rifugi gestiti presenti in Appennino Settentrionale (Rif. Città di Sarzana), ubicato in un ambiente splendido, presso un lago naturale, dove è un vero piacere fermarsi.
Il secondo giorno si completa l’esplorazione della zona, con la risalita del passo di Pietra Tagliata (1770m) attraversando il circo di origine glaciale dell’alta valle del torrente Liocca compreso tra il crinale principale e l’Alpe di Succiso e salendo poi su quest’ultima; da qui si gode di un panorama vastissimo in particolare sulla parte nord dell’Appennino Settentrionale. Dopo aver raggiunto la sella del M. Casarola, passando prima sotto al versante sud dell’Alpe di Succiso e ai suoi canali, si scende al Prataccio delle Sorgenti del Secchia (importante affluente di destra del Pò). Il colpo d’occhio di questo pianoro è suggestivo perché la prateria è contornata dalle pendici del M. Alto, dell’Alpe di Succiso e, in mezzo a loro, dai caratteristici strati inclinati dell’arenaria del Passo di Pietra Tagliata e invita ad una sosta data anche la presenza di un ruscelletto. Poco prima di arrivare al Passo dell’Ospedalaccio si ritrova il sentiero che sale al M. Alto e da qui, seguendo il percorso fatto il giorno prima, si torna al Passo del Cerreto.
La Gita

17/08/17 P.so del Cerreto – Rif. Città di Sarzana, Km 8,61, Disl. 800, 6h00′, EEA
Con l’amico Nico, dopo aver contemplato al Passo del Cerreto la magnifica vista del versante sud del gruppo di monti dell’Alpe di Succiso, alle 9,50 ci incamminiamo prendendo il sentiero CAI 00. La giornata è soleggiata e abbastanza calda, ma sono presenti anche grosse nuvole, che ombreggeranno a tratti il nostro percorso, agevolandolo.
Siamo entusiasti all’idea di affrontare un crinale non banale, ma anche con qualche dubbio perché abbiamo deciso di non portare il kit da ferrata.

Dopo un alternarsi di boschetti e radure, arriviamo al prativo Passo dell’Ospedalaccio (1292m); da qui inizia la salita ma è dal bivio con il sentiero 671 (che porta alle Sorgenti del Secchia), dove noi invece proseguiamo sullo 00, che diventa veramente ripida. In pratica rimonta il piano inclinato (tutto a vista) che costeggia il canale d’erosione che scende diritto dal Tecchio dei Corvi (cima che precede il M. Alto). Il peso degli zaini si fa sentire; a causa della siccità di quest’anno, la fonte presso il rifugio dove siamo diretti si è seccata, per cui abbiamo una scorta di acqua potabile anche per la sera (2,5l nel mio caso).
Giunti presso il Tecchio dei Corvi (1792m), molto bello è l’affaccio sul Prataccio delle Sorgenti del Secchia e tutte le montagne intorno che lo delimitano (M. Alto e Alpe di Succiso). Superato un passaggio dove c’è da aiutarsi con le mani e una placca da fare in aderenza, arriviamo sulla cima del M. Alto (1904m), 2h40’.
Qui facciamo una breve sosta e incontriamo altri escursionisti che sono saliti dal passo di Pietra Tagliata per il vertiginoso sentiero 673.

Scendiamo un pò e siamo già sui Groppi di Camporaghena dove c’è un primo tratto attrezzato che superiamo tranquillamente; proseguiamo per la panoramica cresta con vista sul ripido versante toscano e a est, sull’alta valle del T. Liocca e sull’Alpe di Succiso, fino alla Punta Buffanaro (1882m) dove pranziamo, 50’ (3h30’).

Scendiamo con cautela il versante nord della Punta Buffanaro e arriviamo alla bocchetta nord di esso (1749m): il sentiero, molto ripido e, nei traversi, incassato nell’erba, perde quota sul lato lunigianese per evitare la scoscesa cresta rocciosa. Qui inizia un tratto di cresta affilata e attrezzata la cui seconda porzione è quella da fare con maggiore attenzione perché un po’ esposta. Ne seguono altri attrezzati ma più semplici. Questa parte di crinale è evitabile (che peccato!) prendendo a destra il sentiero 657/A che scende direttamente al rifugio.

Il crinale adesso si è allargato, vediamo dall’alto il rifugio e il lago (pregustando una rinfrescatina) e con alcuni saliscendi arriviamo su un rilievo (1736m) dove c’è un cippo che delimitava il confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana. Poco sotto, alla Sella di M. Acuto (1722m), lasciamo il sentiero 00 e prendiamo a destra il 657 che ci porta a destinazione 1h40’ (5h10’).

Il Rifugio Città di Sarzana (1580m) è posto in una posizione incantevole, presso il lago di M. Acuto; ero passato da qui ben 34 anni fa, quando ancora c’era quello vecchio (in ferro e lamiera) prima che fosse ricostruito l’attuale in legno.
Visto che è ancora caldo e non c’è vento, ci diamo una rinfrescata bagnandoci nel lago e poi ci stendiamo su una roccia presso la riva a goderci la pace e a riposarci.
Purtroppo a causa della siccità di quest’anno, il livello del lago appare almeno 1,5 m al di sotto del suo normale, le riserve di acqua piovana del rifugio sono agli sgoccioli e la vicina fonte si è seccata.
Dopo un’ottima cena e quattro chiacchiere con gli altri escursionisti andiamo a dormire.

18/08/17 Rif. Città di Sarzana – Alpe di Succiso- P.so del Cerreto, Km 13,5, Disl. 900, 6h00′, EE
Alle 8,05 ripartiamo, dopo essere passati da un lago temporaneo, ora completamente secco, e attraversato alcune pietraie, scendiamo decisamente fino al pianoro dei Ghiaccioni (1375m) e andiamo all’omonimo bivacco (inaugurato nel 2011), alla cui fontana ci riforniamo di acqua. (Nei dintorni c’è anche una fonte), 55’.

Iniziamo a risalire verso il Passo di Pietra Tagliata attraverso un bosco e poi boschetti di faggio alternati a prato. Usciamo allo scoperto e davanti a noi si apre la vista completa del circo glaciale dell’alta valle del T. Liocca. Il sentiero si porta sotto l’incombente Alpe di Succiso per poi raggiungere il Passo di Pietra Tagliata (1770m), 45’ (1h40’).

Dopo una breve sosta attacchiamo la cresta est che all’inizio è rocciosa ed esposta, per cui il sentiero è attrezzato (tratto evitabile con una traccia che passa più in basso). Il panorama ora spazia anche sul versante sud ed è possibile vedere il crinale Tecchio del Corvo-M. Alto fatto il giorno prima.
Rimontiamo la cresta ora erbosa fino alla vetta dell’Alpe di Succiso (2017m), 55’ (2h35’). Poco prima della cima ho avuto l’opportunità di rivedere il canale ovest che ho sceso un pò di anni fa con gli sci.

Facendo poi la cresta che ci porta al M. Casarola, rivedo altre due discese scialpinistiche da me effettuate: la più impegnativa sud del Succiso e a nord la più facile valle che porta al Rif. Consiglio al Rio Pascolo. Toccata la vetta (1978m), 30’ (3h05’), torniamo alla sella del M. Casarola e prendiamo il sentiero 675 che scende prima facendo un traverso sotto il Succiso poi perdendo quota in modo più deciso ci porta al Prataccio delle Sorgenti del Secchia. 45’ (3h50’).

Siccome fa piuttosto caldo, troviamo un posto all’ombra vicino al ruscelletto nella parte alta del pianoro non lontano da un grosso masso erratico.
Qui ci sono un po’ di escursionisti in cerca di frescura, ma …. c’è posto per tutti.

Dopo aver pranzato e riposato, riprendiamo il cammino per tornare al Passo del Cerreto (1253m). Il sentiero è in gran parte in discesa e all’ombra. Bella la vista del Passo dell’Ospedalaccio e dietro la Nuda e il vallone dell’Inferno. 1h10’ (5h00’)

INFORMAZIONI
Cartografia: “Appennino Parmense e Reggiano, Alta Lunigiana. Monte Orsaro. Passi: del Cerreto, del Lagastrello. Parco del Gigante.” (14) 1:25.000 ed. Multigraphic – Firenze



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